Interviste

Nuova uscita
Oltre le colonne d’Ercole
Verdi e Wagner alla mia manieraOltre_le_colonne_dErcole.html
 


1 Alessandro, come è nata l’idea che ha dato vita al tuo romanzo “Ritorno al tempo che non fu”?
La mia necessità di esprimermi attraverso la scrittura risale ai tempi delle scuole elementari e mi ha accompagnato sempre fino al momento in cui, diversamente da come avevo sempre fatto prima, ho deciso di non distruggere più tutto quello che avevo fino ad allora scritto. Ad un certo momento della mia vita, quando già avevo nel cassetto numerosi racconti, poesie, abbozzi di romanzi, singoli capitoli, in un periodo molto difficile dal punto di vista emotivo e professionale, la scrittura era diventata un autentico rifugio, un mondo immaginario nel quale trovare ciò che mancava alla realtà e, in una crescente solitudine dell’anima, trascorrevo lunghe ore in campagna, in mezzo alla natura. Allora, i luoghi che percorrevo diventavano nella mia fantasia irreali e meravigliosi: un boschetto si trasformava in una foresta, un casolare diroccato in un castello in rovina; e un fiume, contornato di alta vegetazione, divenne la via di accesso a questo regno e ai più riposti segreti del mio cuore. In questo connubio per me miracoloso è l’idea che ha dato vita a questa storia.


2 Descrivilo con tre aggettivi
Realistico, fantastico, simbolico.


3 Perché hai scelto questo titolo?
Una parte della mia vita è passata sopra di me e attorno a me senza essere davvero vissuta: è quel tempo che non è stato, quella nostalgia che si colloca nell’immutabile imperfezione del passato che lascia un grande senso di vuoto ed incompiuto. E se non posso ritornare nella realtà a quella vita non vissuta, posso volarvi con la fantasia, in un altro tempo, in altre epoche, costruendo mondi mai esistiti e facendoli così rinascere. Vorrei, in questo modo, quasi indicare una strada: se non possiamo tornarvi fuori da noi, torniamoci dentro il nostro cuore, creiamo noi stessi quel passato che non fu, quel tempo che non è esistito ma dove, grazie alla fantasia, possiamo ritrovare la nostra identità e la
nostra missione, e con queste riprendere il vero cammino di una vita che non posso immaginare se non destinata ad essere infinita.


4 Chi è il protagonista?
Il protagonista è un “io” narrante, anonimo fino ad un certo punto: prenderà un nome solo quando egli stesso si sarà reso conto della propria identità, come a dire che la realtà non è quella che viene da fuori di noi ma quella che solo noi stessi possiamo riconoscere. Inizialmente di lui si conosce solo uno stato d’animo prostrato da avversità e delusioni professionali e sentimentali che l’hanno portato sull’orlo del baratro; ma poi si scoprirà molto di più nel corso della narrazione, soprattutto nei momenti di memoria e riflessione. C’è tanta parte di me in lui, dalle emozioni alle singole vicende; c’è, soprattutto, la sua capacità di partire da me per diventare sempre di più una creatura autonoma, una figura che, nel corso di questo viaggio iniziatico, ritrova i valori della storia, del sentimento, della natura, dell’umanità, del proprio vissuto, compiendo quel cammino che anch’io ho posto come ambizioso traguardo alla mia vita, e conquistando la possibilità di diventare il salvatore di coloro ai quali il destino romanzesco (che è poi metafora dei diversi destini della vita reale) non ha riservato tale privilegio, e la cui condizione è quella di attendere colui che finalmente, attraverso la propria redenzione, li rivelerà a loro stessi.


5 Come hai costruito il suo profilo psicologico?
Le sue emozioni, specie quelle iniziali, sono le mie. I suoi tristi ricordi, i disinganni amorosi, sono i miei, e così le riflessioni sul valore della storia, sulla natura e sull’uomo. Come dicevo, c’é tanta parte di me in lui, ma vi è anche un salto ulteriore, nella presa di coscienza che si può partire dalla condizione di estrema disillusione, in cui pare non esserci più soluzione, per ritrovare non solo un senso alla propria esistenza ma una collocazione della propria identità umana e storica all’interno del tempo, fino a diventare una guida per coloro che non sono riusciti ancora a riprendere possesso della loro esistenza. Vi è una progressiva scoperta della realtà attorno a lui, della realtà del passato in cui si trova proiettato e della realtà interiore: l’uomo che chiude il suo viaggio tornando al punto in cui era cominciato, non è più lo stesso dell’inizio, come a dire che nulla permane immutato nel passare del tempo; l’importante è che il cambiamento sia sempre un miglioramento. Mi viene in mente, a questo proposito, la celebre fiaba di “Hänsel e Grethel”, in cui i due bambini che sono riusciti a superare le prove iniziatiche del contatto col mondo della natura e degli adulti, rappresentato dalla strega, diventano coloro che riescono a liberare gli altri, che invece ne sono rimasti prigionieri, non essendo riusciti ancora a superare tali prove. E’ stato proprio in questo modo che, in una particolare occasione, ho illustrato ai bambini un romanzo che non è propriamente destinato ad un pubblico così giovane.


6 Quali sono i punti di forza del romanzo?
Ho ricevuto apprezzamenti unanimi riguardo lo stile e la ricchezza e proprietà lessicale, apprezzamenti sui quali, obiettivamente, mi sento d’accordo. Ho cercato la massima varietà e pertinenza possibile nell’uso dei vocaboli e dei sinonimi e, soprattutto, mi sono reso conto, man mano che scrivevo o revisionavo la narrazione, che essa aveva preso un tono, per così dire, musicale, un ritmo interno che credo sia una delle mie prerogative stilistiche, tanto da averlo poi ritrovato anche in altri scritti che sto elaborando. Ne deriva un’atmosfera cromatica particolarmente evocativa che ricorda scenari ora romantici ora fantastici ora mitici; e i paragoni con la musica (Wagner e Mahler in particolare) e la letteratura del secondo Ottocento e del primo Novecento (il nome di Hesse è uscito di frequente, e a ragione) che sono stati fatti durante questi due anni nel corso di presentazioni o nell’ambito di recensioni mi hanno dato un’enorme soddisfazione. Credo che un altro elemento forte del romanzo sia la struttura architettonica della vicenda, una forma che, riprendendo un termine coniato per la musica del primo Novecento, si potrebbe definire “a ponte”, nel senso che il percorso di andata del protagonista, una volta raggiunta la misteriosa meta che gli rivela i segreti del suo essere e del suo ruolo nella vita, si ritrova speculare in quello di ritorno, in cui ogni luogo viene ritoccato con una nuova consapevolezza, poiché ora egli è in grado di vedere ciò che prima non aveva visto. Un altro elemento che credo sia importante è quell’alone di ignoto che circonda l’intera vicenda, attraverso la comparsa di una strana, oscura leggenda che ritorna a segnare il cammino del protagonista, e l’enigmatica collocazione temporale della storia, e che, senza fare di questo romanzo un “giallo”, gli infonde un’intrigante ombra di mistero, per cui penso che il lettore possa essere incuriosito anche dal progressivo dipanarsi delle vicende e sia stimolato a proseguire nella lettura fino a scoprire la chiave della narrazione. Non dimenticherei, ma questa è un’opinione del tutto personale, il finale aperto della storia, per cui ogni lettore è libero di interpretare se essa sia una vicenda reale, solo un sogno, una creazione della fantasia del protagonista, un viaggio in luoghi concreti, un viaggio all’interno della propria coscienza e della propria anima o addirittura il viaggio iniziatico “post mortem”. Io ho la mia idea, ma tanti lettori mi hanno rivelato la loro; e, per quanto mi riguarda, sono tutte giuste: è un romanzo che non finisce con l’ultima parola ma entra nella vita stessa del lettore, al quale affida la sua vera conclusione.

 


7 Quanto tempo hai impiegato per la stesura?
Quella del tempo è una questione complessa: la prima idea e la stesura della prima metà risale all’estate del 1994. Poi vi è stata una lunga pausa di quasi cinque anni, periodo durante il quale, però, la spinta creativa si è manifestata in altre opere e progetti tuttora inediti, fino al momento in cui un’esigenza irrefrenabile mi ha colto all’improvviso, costringendomi a rimettere mano a quel frammento, completarlo e revisionarlo una prima volta; e la prima stesura era pronta già nel luglio del 1999. Poi il romanzo, rigorosamente manoscritto, è rimasto nel cassetto per dieci anni, periodo in cui la mia vita è cambiata radicalmente, e quindi, anche questa volta improvvisamente, ho sentito la necessità di riprenderlo, dargli la forma definitiva attraverso un’ulteriore revisione, che è stata soprattutto stilistica e di forma, e proporlo per la pubblicazione. Ed è andata bene!


8 A quali lettori si rivolge?
Non c’è una categoria specifica né una fascia d’età preordinata. Per lo stile e i contenuti, nonché le implicazioni filosofiche e simboliche, con accenni abbastanza concreti alla psicologia junghiana degli archetipi, può essere destinato ad un pubblico mediamente colto, ma la storia, con i suoi risvolti misteriosi, potrebbe affascinare anche il lettore che cerca un organico e logico svolgimento di vicende. Chi ama i simbolismi, le implicazioni misteriche, l’analisi introspettiva potrà trovare in questa storia ciò che cerca, ed anche chi desidera trovare un messaggio, una proposta di soluzione, un’idea positiva della realtà e della vita credo che non resterà deluso.


9 Quali tematiche affronta?
La tematica fondamentale è la ricerca e il ritrovamento della propria identità e del proprio ruolo nella vita, nel mondo, nella storia dell’umanità da parte di un uomo disilluso dalle proprie esperienze fino alla disperazione, ma al quale il destino, o la sua forza di volontà, riservano la possibilità di intraprendere un nuovo cammino e di ritrovare il senso della propria esistenza, recuperando il valore di tutto quanto è avvenuto nel suo passato. Attorno a questo nucleo principale ruotano altri temi quali: la riflessione sul valore del ricordo, della storia e del passato, con un marcato parallelismo fra l’esperienza personale e il percorso storico dell’intera umanità; il senso della fusione tra individuo e natura, con la presenza di elementi che si caricano di significati metaforici, quali il fiume, la tempesta, la luna; la componente esoterica e simbolica, che si esprime in aspetti quali i colori e la ritualità, nonché personaggi che assumono una valenza ulteriore rispetto al loro ruolo apparente (il pescatore, il traghettatore, una misteriosa ragazza che assomma le caratteristiche della donna angelicata e della guida spirituale dell’eroe) e luoghi altrettanto impregnati di significati profondi (il castello in rovina, il cimitero).

10 Quanta importanza attribuisci ai luoghi dove scegli di ambientare i tuoi romanzi?
A mio avviso il luogo è il romanzo stesso: una volta scelta l’ambientazione, tutto, dalle vicende alle emozioni, dalle descrizioni ai personaggi nasce in funzione di tale ambientazione. Così è stato per questo e così per il secondo, in attesa di pubblicazione, e per il terzo di cui ho iniziato da poco la prima stesura. Nel caso di questo romanzo, i luoghi, tutti reali e da me conosciuti, tanto che qualche volta ritorno a vederli con vera nostalgia, sono parte integrante dell’invenzione e delle emozioni che suscitano, naturalmente senza tralasciare, come ho accennato prima, la valenza simbolica che assumono, se rapportati ad archetipi universali (il fiume, il bosco, il castello, il cimitero), e il ruolo sempre attivo che svolgono all’interno della storia. Sarei quasi tentato di dire che i luoghi sono altrettanti personaggi che si aggiungono a quelli umani.


11 Ci sono elementi autobiografici nei tuoi scritti?
Non c’è un solo mio scritto, pubblicato, in via di pubblicazione o tuttora inedito, in cui non siano presenti, ora in parte ora in tutto il lavoro, elementi autobiografici. Sono fermamente convinto che ogni scrittore mette sulla carta, attraverso vicende inventate, emozioni, sensazioni, personaggi e luoghi, tutto sé stesso, il proprio passato, le proprie memorie, le proprie speranze e aspettative, la propria identità più profonda. Scrivere è sempre e comunque mettere in discussione sé stessi e il giudice più severo, imparziale e implacabile è il foglio bianco davanti a noi che ci guarda, proprio come uno specchio, e aspetta ciò che abbiamo da dirgli.


12 Che sensazioni provi mentre scrivi?
E’ uno dei più grandi piaceri della mia vita, fisico, mentale, interiore, emotivo: la sensazione di creare dal nulla mi fa sentire vicino all’idea di qualcosa di infinito, e mi affascina profondamente. Ed anche il lavoro di revisione, correzione, miglioramento di quanto nato di getto mi infonde una soddisfazione e una gratificazione che raramente trovo in altre occupazioni. E ciò che mi ha reso davvero felice, a questo proposito, è l’aver letto, nel libro di Zweig “Il mondo di ieri”, le medesime mie sensazioni provate dal grande scrittore austriaco nell’atto di comporre e revisionare le sue opere... Mi sono sentito uno scrittore “vero”!

13 Cosa ti piace leggere?
Ho una formazione di base classica e ho sempre fatto riferimento ai grandi classici, antichi e moderni. Ho una curiosità sfrenata per la storia delle varie letterature e quindi affronto indistintamente le opere dell’Ottocento francese e russo e quelle di Shakespeare, la letteratura romantica tedesca (Hoffmann, da musicista e scrittore, è un mio idolo) e quella europea a cavallo fra Ottocento e Novecento, per la quale ho una marcata predilezione, piuttosto che gli americani (sono cresciuto leggendo Hemingway e Steinbeck); ed ho una venerazione assoluta per Yeats, tanto che, quando mi sono recato a Dublino per un concerto, pur dovendo fermarmi solo tre giorni interamente colmi di lavoro, ho portato con me tutti i libri che possiedo di questo grande poeta, come se fosse lui stesso ad accompagnarmi e farmi di guida nella sua patria da me tanto amata. Mi piacciono tantissimo le fiabe, soprattutto quelle che si riallacciano alle tradizioni antiche, e naturalmente ho un debole per il patrimonio mitologico celtico, per le storie medievali (il ciclo arturiano mi ha sempre affascinato) e nordiche. Per quanto riguarda la produzione contemporanea, sono particolarmente selettivo e attento soprattutto all’autore; mi occupo in particolare delle opere che mi vengono appositamente segnalate o di cui mi chiedono le recensioni, e devo dire che, per quanto la mia esperienza sia agli inizi anche in questo ambito, finora ho trovato ottimi lavori, sia sotto l’aspetto letterario che per i contenuti, a riprova che, nonostante i tempi e le difficoltà che le attività intellettuali ed artistiche incontrano, esistono autori ed opere che continuano a fare vera cultura e cercano con il loro lavoro di dare un contributo al miglioramento di una realtà che è difficile per tutti.


14 In che modo Musica e Scrittura si fondono e si compenetrano?
Per me sono due arti assolutamente sinergiche: non mi è più possibile fare il musicista senza tener conto della componente creativa della letteratura come, del resto, essere uno scrittore con il valore aggiunto della conoscenza musicale mi offre una quantità incredibile di sollecitazioni. A livello stilistico, questa duplice presenza si è fatta sentire già in questo romanzo, che, paradossalmente, non presenta nel contenuto alcun riferimento alla musica; è una presenza che si esprime nello stile, nel ritmo della scrittura, nell’armonia architettonica della forma e che ha fatto dire ad una mia lettrice, riprendendo l’intuizione della prefatrice: “E’ uno spartito musicale, scritto con le parole invece che con le note!” Il tutto al di là della mia attività di divulgatore della cultura musicale attraverso eventi nei quali l’elemento culturale, storico, letterario, filosofico o artistico che sia, è sempre presente, poiché è sempre stata mia convinzione che le varie espressioni d’arte siano complementari: e l’attività di scrittore mi è stata di grande aiuto in questo, ma, d’altra parte, forse non avrebbe raggiunto il traguardo della pubblicazione, se non fosse stata sollecitata quasi quotidianamente dalla necessità di “raccontare la musica” (come dice il motto dell’Associazione culturale di cui sono Presidente).


15 A quali progetti ti stai dedicando attualmente?
Vorrei distinguere le mie due attività. Come scrittore, sono in attesa di pubblicazione di un secondo romanzo, molto diverso dal primo, e nel quale la musica avrà invece un ruolo fondamentale, poiché si tratta della storia di un musicista, nel periodo a cavallo fra Ottocento e Novecento, combattuto fra l’aspirazione ad un’arte ideale e la necessità di affrontare la vita reale con il suo carico di vicende, emozioni, gioie e sofferenze. Nel frattempo, sto completando due raccolte di racconti ed ho iniziato altri romanzi: il mio modo di scrivere si caratterizza per il fatto di portare avanti parallelamente più lavori, finché uno di questi prende il sopravvento, si impossessa del tutto della mia ispirazione e viene condotto a termine, mentre gli altri attendono il loro turno. E mentre il mio tempo è occupato nella stesura materiale di un’opera, mille altre idee e progetti nascono e vengono annotati sulla carta, come quella - che mi affascina molto - di un romanzo “a quattro mani”: spero davvero di essere in grado di realizzarli tutti. Come musicista, al di là della normale attività concertistica e didattica, mi sto occupando intensamente dei due grandi bicentenari di quest’anno 2013, quello di Giuseppe Verdi (ho tenuto tre conferenze e due concerti nei primi mesi dell’anno e sto progettando altre attività per i prossimi mesi) e quello di Richard Wagner (al quale, dopo un concerto lo scorso maggio, dedicherò la seconda parte dell’anno). Il lavoro su entrambi i fronti è molto intenso ma mi dà notevoli soddisfazioni e, nonostante le ovvie difficoltà in momenti così ardui da affrontare per chi fa cultura, vi è la certezza di aver fatto qualcosa - una goccia nel mare, forse, ma anche l’Oceano è formato da singole gocce - per mantenere, preservare, diffondere, accrescere il grande patrimonio culturale e artistico dell’uomo. E questo, in molti momenti, fa di me una persona davvero felice.


DI FRANCESCA PANZACCHI

LIBERAEVA Magazine Giugno 2013

http://www.liberaeva.com/1palco/2013/ALESSANDROPIERFEDERICI/ale.htm






NAPOLI - Ritrovare se stessi riscoprendo il tempo che non fu: quello della conoscenza e della speranza. Sull’agenda degli appuntamenti è il caso cercare in rosso la data di mercoledì 12 giugno 2013 alle 18. Infatti, in quella data alla Libreria Treves in Piazza del Plebiscito, 11/12 si svolgerà la presentazione del romanzo “Ritorno al tempo che non fu” di Alessandro Pierfederici (Edizioni del Leone). All’incontro, moderato da Maurizio Sibilio, interverranno Pasquale Esposito e Tjuna Notarbartolo. Letture di Mariarosaria Riccio. Sarà presente l’autore. L’evento è a cura di Monica Florio e del Centro Studi Michele Prisco.

Come si ritorna da un tempo che non fu?


RITROVARE SE STESSI ATTRAVERSO LA CONOSCENZA E LA SPERANZA

Ci si ritorna ritrovando la propria identità, superando lo scoglio del dolore, quello della perdita di senso, saltando attraverso un baratro che si apre sotto i nostri piedi. Il protagonista di questo libro, a forte componente autobiografica, come sottolinea l’autore, è un uomo che naviga a vista nell’esistenza per ritrovare la propria identità ed il proprio ruolo nella vita. E’ disilluso dalle esperienze professionali e sentimentali, giunto sull’orlo del suicidio, dal quale viene distolto da un evento misterioso e apparentemente incomprensibile che avviene di fronte a lui, o forse dentro di lui. In una sorta di percorso iniziatico, egli ritrova i valori della natura, dei sentimenti, dell’umanità. Ritrova il senso della vita da cui l’aveva distolto un’esistenza quotidiana che va troppo di fretta e tutto macina e distrugge nella sua folle corsa. Lui assurto a salvatore e simbolo di tutti coloro che vagano alla ricerca di se stessi, guida per tutti coloro che non sono ancora riusciti a compiere questo percorso verso la propria casa dell’anima, capace di superare il male vissuto, redento da una rinnovata consapevolezza, figlia di esperienza, riflessioni ed emozioni, che gli dona una nuova forza. Come ribadisce Pierfederici il possibile punto d’incontro da perseguire, che si può raggiungere attraverso la fede o attraverso la conoscenza razionale, è sempre quello di migliorare l’esistenza. Salvare se stessi infondendo speranza anche negli altri, porsi obiettivi di comprensione, prima relativi all’esistenza umana e poi alla dimensione spirituale. Obiettivo: tentare di spiegare e capire l’essenza, il significato e le dinamiche della realtà naturale, storica, sociale, psicologica.

“Conoscenza e speranza, a mio avviso – spiega l’autore - sono due facce della stessa medaglia, che potrebbe portare il nome di ‘benessere’, inteso nella sua più alta accezione: vivere la propria vita alla ricerca del bene migliore possibile per sé, compatibilmente con il bene comune”.

Protagonista è il dialogo continuo tra conoscenza razionale, frutto dell’umana esistenza, della memoria e dell’esperienza, ed un anelito mistico.


VIAGGIO GEOGRAFICO E DELL’ANIMA

Nella struttura narrativa, poi, secondo le parole dell’autore, il mito assume un ruolo chiave con riferimento a ritualità e colori ricorrenti, ma anche come fonte di conoscenza primordiale ed iniziatica.

“Gli elementi naturali nei quali si colloca la vicenda – chiarisce Pierfederici - presentano la duplice funzione di luogo reale e geografico e luogo simbolico, immaginario ed interiore, un luogo dell’anima. Il fiume segna il percorso del protagonista ma nello stesso tempo è immagine del corso della vita e della storia, è separazione di mondi e, attraverso il ponte, unione degli stessi. Il bosco misterioso in cui egli si perde è la ‘selva oscura’ dello smarrimento interiore e il luogo attraverso il quale l’uomo affronta le prove iniziatiche che lo trasformeranno, rendendolo degno di appartenere alla propria vita. La luna è l’elemento misterioso e materno che scende ad ammantare i dolori e gli affanni degli uomini, in una visione romantica, ma che si riallaccia anche agli antichi culti della divinità femminile. In tal senso la scena notturna del protagonista che chiede alla luna le ragioni dell’esistenza umana diventa anche simbolo di attesa di rinascita: il mistero della notte è come il mistero della gestazione”.

L’elemento artistico si muove tra il linguaggio musicale e quello dell’arte figurativa e descrittiva, che viene declinata attraverso le descrizioni minuziose degli scenari naturali.

“In particolare – evidenzia l’autore – la meticolosità con la quale ho affrontato le descrizioni degli ambienti naturali, risponde all’esigenza di ‘visualizzare’ l’elemento che accompagna il protagonista nella sua trasformazione: la natura è di fatto un grande specchio della sua anima, e la narrazione descrittiva risponde all’esigenza di far sentire la forza di questa spinta verso una nuova vita, frutto di quella vecchia, come il seme che deve morire per far germogliare la nuova pianta”.

Ad accogliere il lettore (che lo accoglie a sua volta nella propria esistenza) un finale aperto dove egli stesso, attraverso le tante interpretazioni possibili, figlie della propria esperienza di vita, delle proprie convinzioni ed emozioni, diviene protagonista e dona completezza alla storia stessa.

Come spiega Pierfederici, il finale aperto è stata una scelta ben precisa, che si pone a suggello di un romanzo nel quale ciò che è nascosto fra le righe è forse altrettanto importante di quanto è stato scritto.


di Tania Sabatino - Giugno 2013


http://www.cinquew.it/articolo.asp?id=15155










Intervista di Andrea Fasoli - Ritorno al tempo che non fu



Alessandro Pierfederici è un Direttore d'Orchestra con la passione per la .. penna. Nel senso che scrive. Ma contrariamente ad altri suoi illustri predecessori però, non scrive di musica, non fa biografie, ma scrive romanzi. 

E' di recente uscita il suo primo lavoro “Ritorno al tempo che non fu”, con stile molto personale. Due chiacchiere tra noi per raccontarci un po' del libro ed altre cose..



Andrea : Alessandro, com'è che un direttore d'orchestra oltre alla bacchetta "sposa" anche la penna...? Una sorta di "bigamia artistica"?


Alessandro : Credo che tu abbia azzeccato la parola giusta: " bigamia"; infatti la mia passione per la musica ed in particolare per la direzione d'orchestra e quella per la scrittura sono praticamente nate assieme quando avevo dodici anni. Ho coltivato entrambe le passioni con continuità ma la musica è stata quella che ha inizialmente prevalso come attività professionale principale. Da musicista ho comunque continuato a scrivere, tenendo nel cassetto i miei lavori nella speranza sempre viva di poter un giorno pubblicarli. Quel giorno è arrivato ed ora sono apertamente un bigamo dichiarato ed ho intenzione di restarlo molto a lungo.

Andrea : Di che parla il tuo libro? Che genere affronti?


Alessandro : E' un romanzo che nasce da spunti autobiografici e che narra del viaggio di un ignoto personaggio alla ricerca della propria verità umana e che si svolge contemporaneamente nello spazio, nel tempo, a contatto col mondo e con la natura e nella propria interiorità. Si potrebbe definire quasi un classico percorso iniziatico di morte e rinascita con un messaggio positivo di speranza nel quale vorrei che tutti potessero identificarsi. Il genere è narrativo ma non definibile in una categoria specifica: vi compaiono elementi realistici, simbolici e fantasiosi.

Andrea : Scrivere un libro e dirigere l'orchestra: che differenze trovi, se ce ne sono?



Alessandro : Più che differenze, trovo molte affinità L'elemento in comune è il creare o ricreare un'opera d'arte a partire dal vuoto, che può essere il foglio bianco o lo spazio sopra me e l'orchestra. Il secondo elemento che avvicina queste due attività è l'elaborare interiormente ciò che dovrà poi essere, nel primo caso attraverso le parole, nel secondo attraverso l'esecuzione di un gruppo di musicisti. Terzo elemento in comune è l'esigenza di affinare sempre di più il prodotto, da una parte sottoponendolo alle necessarie revisioni prima della pubblicazione, dall'altra perfezionando sempre di più la propria conoscenza della partitura e il proprio modo di comunicarla all'orchestra.

Andrea : Mi parli anche dell'associazione che hai con Lucia ( Mazzaria, moglie di Alessandro ), MusicaEmozioni?

Alessandro :Come già sai, nasce dal desiderio di creare occasioni di sperimentazione per i giovani artisti o studenti in un momento storico in cui tali occasioni sono sempre più rare. Contemporaneamente, nella consapevolezza di una sempre più limitata cultura musicale, abbiamo pensato di creare occasioni di diffusione di tale conoscenza attraverso lo stimolo sia della spiegazione dei brani eseguiti che dei riferimenti e dei legami con altre forme d'arte e cultura. Si tratta di un duplice servizio, in favore dei giovani ( alcuni dei quali hanno perfettamente capito lo spirito di questo lavoro ed è su di loro che si ripongono le nostre speranze), e in favore del pubblico, riguardo al quale possiamo vantare il successo di aver avvicinato alla musica vocale persone che ne erano totalmente digiune.

Andrea : Un "pizzico" di polemica: perché e' cosi difficile fare Arte coi giovani in Italia?

Alessandro : Ci sono molteplici responsabilità equamente ripartite. Partiamo dalla scuola, dove la musica è considerata una sorta di inutile appendice; per non approfondire il discorso su alcune carenze croniche della formazione musicale in Italia. Dopo i miei diplomi in Italia, quando mi sono recato a studiare a Vienna mi sono sentito improvvisamente un perfetto ignorante, e credo che la mia non sia stata un'esperienza isolata. Quindi gli studenti terminano i loro corsi scolastici con una conoscenza molto ridotta di quella che è l'arte e la sua storia e quindi con una obiettiva difficoltà ad apprezzarla.
Secondo punto: non facciamo di tutta l'erba un fascio, ma la mia esperienza di musicista e di insegnante mi ha portato negli anni a contatto con giovani potenziali "artisti" il cui reale scopo non era quello di far musica ma di sfruttare la musica per i propri scopi.
Terzo punto: credo che sia un problema generalizzato a tutte le professioni nella nostra epoca. Il sistema cerca esclusivamente persone che abbiano al loro attivo già molteplici esperienze ( senza metterli in condizioni di farle però), per cui giovani artisti realmente dotati ma che non hanno avuto l'opportunità di sperimentarsi, si ritrovano nelle condizioni di non poter accedere a quei meccanismi che li porteranno nel mondo del lavoro.
Quarto punto: è quasi una sintesi e una conseguenza del secondo e terzo. Molti giovani, dotati e no, hanno in comune la bramosia di arrivare subito, bruciare le tappe e conseguire immediato successo, sacrificando a questo lo studio, una preparazione accurata ed una progressiva acquisizione di esperienza. Per questo motivo spessissimo ci troviamo di fronte a meteore che come sono comparse così, non essendo solidamente supportate dalla propria preparazione, scompaiono in brevissimo tempo.

Andrea : Perché si premia, come nel caso della recente trasmissione di Frizzi "Mettiamoci all'Opera", la mediocrita' vocale di cantanti oltre la trentina spacciandoli per "promesse", quando sappiamo benissimo che per un' agenzia i trentenni sono quasi dei vecchi, e non si premia invece la qualita' di cantanti ( e direttori ) che dimostrano coi fatti il loro valore? Al di la' del fatto che " passare in televisione " e' una pubblicita' gratuita...

Alessandro : I meccanismi per i quali si fanno delle scelte che obiettivamente appaiono non condivisibili, sia che avvengano a livello di agenzie, di teatri o di televisione, obbediscono a delle regole autonome, direi quasi autoreferenziate. Secondo me si tratta di una molteplicità di casi singoli che evidenziano come il meccanismo generale sia diventato totalmente fuori controllo da parte di chiunque. Rare sono le eccezioni in un contesto in cui predomina l'apparenza, la superficialità e a volte anche il pietismo, tutto pur di conquistare il favore del pubblico ( in un mondo in cui sembrano contare solo i numeri, più numeroso è il pubblico più vincente è il prodotto).

Andrea : Come vedi la diffusione dell'Opera in televisione?


Alessandro : quando mi sono accostato per la prima volta all'opera, esistevano due soli canali della Rai e qualche tv privata locale. Ricordo benissimo che sia d'estate che d'inverno potevo assistere ad almeno un'opera alla settimana in televisione e spesso vi erano anche trasmissioni correlate ( reportages, e documentazioni sulle prove e ricordo inoltre una trasmissione con il parallelismo fra la fonte letteraria, con recitazione, e l'opera derivata......). Poi venne Rai tre che per il primo periodo trasmetteva una quantità straordinaria di eventi musicali ed opere anche risalenti ad alcuni anni prima. Vogliamo proprio parlare di quello che (non) c'è adesso?

Andrea : Noi sul nostro sito ne parliamo spesso, ed anche nel forum, di quello che ( non ) c'è adesso...
Parliamo invece di quello che fate tu e Lucia anche al di fuori dell'Italia: a La Palma, per esempio. Raccontaci..

Alessandro :La Palma: siamo gemellati con l'Associazione canaria A.C.A.P.O. e abbiamo iniziato una collaborazione che ha già dato alcuni frutti notevoli, dall'organizzazione e realizzazione di concerti che hanno portato i nostri Soci Artisti sull'isola e i loro in Italia al primo Master Class internazionale di canto lirico "Vacanza Studio", dal quale sono usciti giovani artisti, alcuni dei quali hanno vinto concorsi, una si è esibita a fianco di Placido Domingo ed uno debutterà nel "Così fan tutte" nel ruolo di Guglielmo il prossimo mese, scelto appositamente fra i partecipanti del Master dal direttore artistico del festival "Opera en el Convento de la Palma". Adesso stiamo ultimando i preparativi per la seconda edizione che si svolgerà dal 19 agosto al 2 settembre a Santa Cruz de La Palma e che riprenderà la formula del primo ( che si distingue da Master consimili nell' abbinare allo studio la possibilità per i partecipanti di usufruire di una splendida vacanza e conoscere nuove culture nonchè nel condividere momenti di vita in comune anche al di fuori delle lezioni, con escursioni e convivialità...una sorta di campus nostrano), aggiungendovi però la possibilità per i partecipanti di esibirsi, oltre che nel gala finale, in due altri concerti in varie città dell'isola. Il Master in ogni caso non è una passeggiata per quanto riguarda l'intensità dello studio e la frequenza, e si avvale di un'organizzazione molto precisa e della disponibilità di strutture logistiche efficienti e ben fornite. Una chicca: due dei partecipanti , a giudizio insindacabile dei docenti, saranno ammessi a partecipare al concerto che Musicaemozioni terrà il primo ottobre 2011 presso gli Amici del Loggione della Scala sul tema dei Salotti Risorgimentali. E per un giovane, scusate se è poco...


No, direi che non è poco, se pensiamo che tutto questo è fatto “in casa”, da Alessandro e Lucia. Questa è la riprova che le cose si possono fare bene, e spesso molto bene, seppure con moltissimi sacrifici, senza spennare i giovani ed anzi, aiutandoli a perfezionarsi non solo sotto l'aspetto vocale, ma anche interpretativo, giacché avere una cantante di grande esperienza come Lucia ed un Direttore d'Orchestra e pianista altrettanto esperto come Alessandro, è garanzia di poter risolvere i propri eventuali problemi o affinare i propri talenti sotto ogni profilo. E garantire loro almeno una strada aperta per una carriera nel mondo dell'Arte.
Ad Alessandro e Lucia auguriamo una bellissima estate, piena di soddisfazioni e lavoro !



http://www.operalibera.altervista.org/infolirica/

 

1. “Ascesa al regno degli immortali” è il suo ultimo romanzo.  Di cosa parla?


È la storia della vocazione artistica di un musicista spinto dalle delusioni giovanili verso un percorso di distacco dalla vita reale e negazione delle emozioni, che si manifesta nell’incapacità di intessere veri rapporti personali e sentimentali, e nel rifiuto della partecipazione alla vita sociale, in nome di un utopistico ideale di arte superiore, lontana dalle miserie e dai limiti del mondo.  Ma, con un tormentato percorso di dubbi sull’utilità della stessa arte, di incertezza sulla propria integrità morale di fronte all’impulso creativo, di progressiva consapevolezza della fine di un’epoca e dell’impossibilità per la creazione artistica di assumere una funzione redentrice per l’umanità, il protagonista, Anton, attraverso la musica, giungerà alla ricomposizione della frattura tra ideale e reale, nella conquista della piena coscienza della propria identità di uomo e del proprio ruolo nel mondo, unica via di ascesa verso la memoria della storia.


2. Anton, il protagonista della storia, vive una forte crisi esistenziale e solo grazie al superameno di alcune difficoltà riuscirà a trovare la strada giusta.  Ha voluto rappresentare la crisi dell’uomo moderno?


Credo che esista un’affinità molto forte fra la realtà odierna e quella di oltre un secolo fa, nella sensazione di fine di una fase storica. Tale consapevolezza, che sconvolgeva i più sensibili intellettuali ed artisti del tempo è la stessa che affligge oggi coloro che lottano per la cultura, i valori tradizionali, la sopravvivenza dell’aspetto creativo e spirituale dell’uomo. Nella crisi di Anton, nel suo smarrimento, nel turbamento che torna ad affliggerlo sotto forma di una ricorrente incapacità a decidersi, a relazionarsi con gli altri, a fugare dubbi ed incertezze, si può cogliere la crisi dell’individuo moderno tormentato dall’insicurezza di un periodo convulso ma carente di autentici valori. 


3. Il racconto si svolge nel periodo della Belle époque; ha una predilezione particolare per quel periodo storico?


All’inizio degli anni Novanta - un periodo in cui facevo la spola tra Vienna, Treviso e Milano per completare i miei studi - ho vissuto una breve storia con una ragazza di origini mitteleuropee, che mi fece conoscere sia il repertorio liederistico che la letteratura tedesca di quel periodo.  La fine sofferta di quella storia coincise con l’inizio della mia carriera di musicista e il fascino di quei momenti si trasformò sia nell’esigenza di iniziare a scrivere, che nella crescente, intensa propensione per quel periodo storico, ricco di stimoli culturali e di artisti, e sul quale aleggiava però l’incombente ombra della fine spaventosa di un’epoca, che avvenne con la Prima Guerra Mondiale. Quest’ultimo, tragico aspetto è quello che ha sempre colpito la mia immaginazione, come se tutto il corso della storia fosse giunto ad uno sbarramento, oltre il quale nulla sarebbe stato più come prima; gli eventi successivi mi pare abbiano confermato questa impressione. 

Inoltre sia la protagonista di quella remota storia che mia moglie, cui il libro è dedicato, hanno un legame fortissimo con la città di Trieste e il cerchio si chiude: la vicenda di questo romanzo non poteva che essereambientata in quel tempo e in quei luoghi.


4. Anton Giuliani è un musicista, proprio come lei; c’è qualcosa di autobiografico nel suo racconto?


Nel romanzo è presente una componente autobiografica che va dalla rivisitazione di episodi accaduti alla presenza di personaggi ispirati da persone reali che hanno fatto parte della mia vita di studente e di musicista; dalla descrizione poetica di alcuni brani musicali al più complesso tormento interiore del protagonista. Anche l’illusione di Anton, la separazione tra ideale e reale, ha percorso con alti e bassi la mia vita di studente, e il dramma dello scontro col reale ha trovato spesso in me le stesse reazioni, gli stessi dubbi, le stesse contorsioni psichiche del protagonista. Ed anche l’incertezza ed insicurezza di Anton nel rapporto con le sue coetanee riflette un atteggiamento che era il mio, per cui tutti i tormenti, apparentemente assurdi per una mente adulta, le fantasie, i drammi che l’animo del ragazzo rende insolubili, sono gli stessi che ho vissuto io.


5. Questo romanzo è in qualche modo collegato al suo libro precedente, “Ritorno al tempo che non fu”?


Si tratta di due storie diverse: la prima è una fiaba iniziatica alla ricerca di sé attraverso un cammino nello spazio, nel tempo e nella propria interiorità da parte del protagonista, ricca di elementi simbolici; nella seconda, invece, l’approfondimento psicologico e la riflessione filosofica sul ruolo dell’artista e su quello dell’uomo nel mondo e la trasfigurazione poetica della musica accompagnano la narrazione delle vicende.

Ma un punto d’incontro c’è, nella sostanza della conclusione di entrambi, un punto di arrivo dopo un percorso alla ricerca di sé, dapprima inconsapevole, poi sempre più chiaro. Unisce i due romanzi anche l’analisi del flusso di coscienza e del tormento psichico dei protagonisti: il primo, disperato per il fallimento della propria esistenza e costretto a ritrovarne i valori, uno ad uno, sotto l’aspetto filosofico, storico, sentimentale; l’altro, smarrito di fronte all’impossibilità di realizzare il suo utopistico sogno di un’arte perfetta e quindi costretto a recuperare il senso della vita reale attraverso l’arte ed il confronto fra il suo sogno e le sue emozioni, la storia attorno a lui, la miseria umana, materiale e morale, il dolore dell’amore deluso.


6. Nella vita di tutti i giorni, oltre a essere uno scrittore, è un famosissimo maestro d’orchestra e pianista a livello internazionale.  È difficile conciliare le due carriere, sebbene siano entrambe figlie dell’arte?


Finora ci sono riuscito, seppur con molta fatica, e comunque non potrei più rinunciare né limitare nessuna delle due.  L’attività musicale, costellata di tappe fissate e date stabilite, tende a volte a prendere il sopravvento sulla scrittura che, in fase di creazione, riesce a ritagliarsi più facilmente gli spazi per procedere.  Il difficile viene quando si alternano concerti o corsi musicali alle presentazioni di libri e agli incontri con l’autore, ossia quando anche l’attività di scrittore assume la sua dimensione pubblica.  Questo rimbalzare da un’attività all’altra diventa sempre qualcosa di stimolante. Il segreto è nel trovare ovunque la soddisfazione di ciò che si fa.


7. Dovendo scegliere, meglio la musica o la scrittura?


Sarebbe un po’ come dover scegliere fra un figlio e l’altro: sono due aspetti che ormai non possono esistere in me l’uno senza l’altro. Tendo a preferire di volta in volta quello di cui mi sto occupando in quel momento. Ciascuna della due attività ha qualcosa da dirmi e da darmi.  Come musicista, quando affronto i capolavori dei grandi geni del passato, vi pongo la mia esperienza, le mie conoscenze e la mia sensibilità, per diventarne il più possibile un interprete fedele; come scrittore, mi sento di più un creatore, che assembla parole e pensieri a partire da un foglio bianco (le mie prime stesure sono sempre manoscritte: la fisicità del contatto con la penna e la carta è per me una sensazione impareggiabile) per renderle idee, storie, messaggi da trasmettere ad altri.  Forse per questo, messo nella condizione di dover per forza fare una scelta, una lievissima preferenza va alla scrittura ma, ripeto, si tratta solo di un gioco, poiché in realtà queste due espressioni d’arte sono ormai per me inscindibili.


8. C’è un luogo in cui sui rifugia per creare le sue opere?


Fino ad oggi i luoghi in cui ho potuto scrivere con maggiore tranquillità sono sempre stati le camere d’albergo nei momenti di pausa dal lavoro musicale lontano da casa e, d’estate, una bellissima casa di amici immersa nella natura su una collina, con vista sull’Oceano.  A casa mi divido tra due scrivanie, una per le stesure a mano e le correzioni e una per la copiatura e l’ulteriore controllo al computer.  Ognuno di questi luoghi è però il punto di ritrovo di emozioni, pensieri, osservazioni, idee nate nel corso delle giornate lontano da loro e che lì si ricompongono ed entrano in ciò che sto scrivendo.


9. Cosa si aspetta dal suo libro?


Amo molto questo secondo romanzo perché è quello che unisce le mie due vocazioni: da scrittore narro la storia di un musicista che mi corrisponde per molti aspetti, in un contesto storico e ambientale che mi è molto vicino emotivamente.  Ciò che mi aspettavo, in un certo senso mi è già stato dato durante la stesura e quando ne ho stretto fra le mani le prime copie: uno sguardo profondo dentro di me, come appare dall’introduzione alla lettura (pubblicata sul mio sito), nella quale viene ripercorso il mio cammino di studi ed approccio alla musica; un interrogativo costante sulle mie vocazioni artistiche; un ritorno alla memoria di momenti belli ricolmi di speranze e di entusiasmo giovanile ma anche di tormenti, dubbi, paure.


10. Anche sua moglie Lucia è un soprano di grande fama; cosa vuol dire vivere in una famiglia di musicisti?


Abbiamo condiviso la nostra attività professionale fin da subito, da quando ci siamo conosciuti grazie alla musica.  La particolarità che a mio avviso caratterizza una famiglia di artisti è l’incredibile ricchezza di stimoli che entrano in casa o che arrivano dovunque siamo: frequentando scrittori, poeti, pittori, altri musicisti, ma anche persone appassionate di musica, possiamo ricevere e dare in continuazione stimoli creativi, benché il nostro approccio alla musica sia diametralmente opposto, viscerale ed emozionale quello di mia moglie, analitico e razionale il mio.  Questa diversità che potrebbe rendere impossibile una collaborazione in musicisti che si conoscono appena, per noi è diventata invece fonte di reciproco arricchimento.  E la bellezza della famiglia di artisti è il fatto che la creatività si estende ovunque: mia moglie confeziona costumi di scena per i nostri eventi ed originalissimi abiti per sé e nostra figlia, realizza graficamente locandine e copertine, crea album fotografici ed elabora i video dei nostri eventi musicali; io ho un ottimo repertorio anche in cucina. E nostra figlia?  A dodici anni, disegna poster e scrive racconti gialli... Credo che possa bastare.


11. Il suo impegno per la cultura è molto forte, tanto che ha fondato l’associazione “Musicaemozioni”; qual è il suo scopo?

    

“Musicaemozioni” è nata con lo scopo di diffondere la cultura musicale, in particolare quella legata alla vocalità, attraverso eventi tematici nei quali i programmi musicali siano pensati e impaginati in base ad argomenti letterari, storici, musicologici, artistici. Uno dei principi fondanti di Musicaemozioni è sostenere che le arti si integrano e sono parte della realtà quotidiana e della vita di tutti.  Un altro punto essenziale del nostro programma è la spiegazione al pubblico di quanto viene eseguito, poiché abbiamo maturato la consapevolezza che il pubblico degli eventi musicali ha bisogno dei mezzi per un ascolto più consapevole che sia soprattutto fonte di acquisizioni culturali.

Inoltre abbiamo iniziato una collaborazione con una struttura che ospita malati terminali e prepariamo brevi intrattenimenti musicali per i ricoverati stessi, per gli assistenti, gli infermieri, i volontari. È un modo per dimostrare che la musica ha un vero valore, che può portare una vera solidarietà di presenza e impegno a coloro che soffrono e dare un effettivo significato al nostro lavoro.


12. La copertina del suo romanzo è molto suggestiva.  Si intitola “Luce di suoni” ed è stata realizzata da sua moglie, Lucia Mazzaria.  Cosa rappresenta?


Rappresenta simbolicamente un percorso dalla terra, ammantata di ombre e qui raffigurata dalla rigogliosa natura di un bosco, alla luce spirituale che brilla nel cielo, immagine di quel fuoco sacro cui tende tutta la vita del protagonista. Ed è l’unione di terreno e celeste, di realtà e ideale, quasi l’immagine conclusiva della storia, la ricomposizione della frattura originaria di terra e cielo, reale e ideale, attraverso la musica, rappresentata dalle note che appaiono in trasparenza.


13.  Progetti futuri?


Sto ultimando la stesura di una raccolta di racconti, riprendendo alcune fra le mie prime esperienze di scrittura di oltre vent’anni fa, rielaborate ed inserite organicamente in un insieme che raccoglie suggestioni culturali, ricordi d’infanzia, pura invenzione narrativa, fatti accaduti, leggende fantastiche, con una componente di mistero e soprannaturale. 

Ma le idee in cantiere sono moltissime: altri romanzi, altre raccolte di racconti, scritti di vario genere; inoltre sono sempre più impegnato per recensioni letterarie e conferenze, introduzioni, presentazioni di argomento musicale per eventi e concerti.

Come musicista, i miei progetti futuri procedono sempre su due binari paralleli: la mia attività professionale di pianista, direttore, docente e la mia attività in qualità di Presidente di Musicaemozioni, con un sempre maggiore impegno, che cresce in maniera proporzionale alle difficoltà, ai problemi, agli ostacoli che al giorno d’oggi la cultura, che è anche rispetto dell’uomo e della sua creatività, come mezzo per stare bene e vivere meglio, incontra.  Sarei veramente felice se questo nuovo romanzo potesse dare il suo contributo anche in questo.


Di ISA VOI



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